La maggior parte delle persone che incontro in studio, proprio perché mi occupo di problematiche intestinali a 360 gradi, riferiscono una INTOLLERANZA AL LATTOSIO.
In realtà, questa “intolleranza” non è stata – quasi mai – diagnosticata per definirla tale.
Prima di tutto abbiamo visto in questo articolo e in questo video cosa sono le “intolleranze alimentari” e perché è sbagliato chiamarle tali; sarebbe più opportuno chiamarle, infatti, “reazioni avverse agli alimenti”.
Oggi parliamo del lattosio: tanto amato e allo stesso tempo tanto temuto zucchero, protagonista nel latte e nei suoi derivati freschi.
I formaggi stagionati o fermentati, come il kefir, contengono una minor concentrazione di lattosio. Il lattosio, però, si può trovare anche sotto forma di conservante alimentare in alcuni prodotti confezionati, come il prosciutto cotto, il caffè al ginseng, il ragù in scatola, il dado da brodo ecc.
Pensi di essere intollerante al lattosio?
Se sì, perchè? Hai fatto un test del respiro (breath test), o un test genetico, o una biopsia che ha permesso di diagnosticare la tua effettiva intolleranza al lattosio?
Dal momento che mangi latticini ti gonfi tantissimo ed hai sintomatologia gastrointestinale (cioè meteorismo, flatulenza e diarrea)? Eliminando i latticini ti senti decisamente meglio?
Il lattosio è uno ZUCCHERO costituito da due unità fondamentali: un glucosio e un galattosio.
L’intolleranza al lattosio è definita come l’incapacità di digerire (“tagliare” nei suoi componenti) il lattosio nei suoi due zuccheri fondamentali.
Questa intolleranza è dovuta all’insufficienza dell’enzima lattasi.
L’intolleranza al lattosio si presenta con sintomi gastrointestinali come:
- dolore addominale
- gonfiore
- Diarrea
Verosimilmente però, l’intolleranza al lattosio deriva da questi fattori:
- la DOSE (quantità) di lattosio assunto
- la persistenza o non-persistenza dell’enzima lattasi
- il microbiota intestinaleL’intolleranza al lattosio, dunque, deriva da tanti fattori, uno di questi è proprio la carenza genetica (primaria) della lattasi: a questo punto si parla di “non persistenza” della lattasi.
Ti racconto una breve storia: nelle popolazioni europee, nel corso dell’evoluzione, in più di 10.000 anni, si è verificata una piccola mutazione del gene responsabile della produzione di lattasi.
Per questo alcuni di noi, ad oggi, riescono a tollerare il lattosio anche in età adulta: si tratta di un polimorfismo (parolone per dire: unica mutazione) genetico che evidenzia la “persistenza” della lattasi.
Spettacolare, non trovi?
C’è un problema però: buona parte della popolazione, si stima circa un 65%, non è stata “graziata” da questa mutazione e continua a non esprimere la lattasi (non persistenza della lattasi) in età adulta.
In altre parole, l’intolleranza al lattosio è molto comune e si stima che il 65% della popolazione abbia difficoltà a digerire il lattosio.
La lattasi è un enzima che viene espresso moltissimo quando siamo lattanti, proprio perchè ci nutriamo solo di latte e per cui ne abbiamo bisogno.
Con il passare dell’età, questo enzima viene sempre meno espresso sui villi del piccolo intestino, fino a perdersi del tutto.
La lattasi è essenziale durante lo sviluppo dei bambini, prima dell’inizio dello svezzamento, a seguito del quale si ha una graduale down-regolazione dell’attività della lattasi, che varia a seconda dell’etnia.
In ogni caso, non è una malattia, è genetica.
Ma permettimi di raccontarti di più. Perché potrebbero esserci cause secondarie per il malassorbimento di lattosio.
I sintomi dell’intolleranza al lattosio non si verificano, generalmente, fino a quando l’attività della lattasi non è inferiore al 50%.
In effetti, la maggior parte delle persone con “non-persistenza della lattasi” (o intolleranza al lattosio) può tollerare piccole quantità di lattosio nella dieta, QUANDO VIENE DISTRIBUITO NELL’ARCO DELLA GIORNATA E, IN TOTALE, FINO A 12-15 grammi al giorno.
La soglia di tolleranza del lattosio dipende da diversi fattori:
- la quantità consumata (quantità di espressione residua della lattasi)
- Tempo di transito intestinale, consistenza e temperatura
- Presenza di altri componenti alimentari nel lume gastrointestinale
- Diversità del microbiota
Ora: abbiamo visto che, alle volte, possiamo avere un vantaggio genetico e quindi continuare a mangiare latticini senza problemi.
Ma che succede se ho un problema intestinale che mi provoca un danno alla mucosa intestinale e ai suoi villi (dove viene principalmente espressa la lattasi)?
Succede che, ad ogni modo, avrò un malassorbimento di lattosio e, di conseguenza, un’intolleranza SECONDARIA al lattosio (cioè non derivante dalla genetica – primaria).
Il malassorbimento secondario al lattosio si verifica quando si ha, ad esempio, una malattia infiammatoria cronica intestinale come il morbo di Crohn o la rettocolite ulcerosa, o nella Celiachia, dove i villi sono comunque appiattiti, o dopo una gastroenterite infettiva o in altre condizioni dove possiamo avere l’intestino troppo infiammato o danneggiato.
Quindi: se l’infiammazione viene risolta, la produzione di lattasi ricomincia (se la struttura intestinale rimane intatta e se geneticamente possiamo farlo).
Ci sono anche altre condizioni che possono farci sentire “intolleranti al lattosio”. E una di queste è la mia amata Sindrome dell’Intestino Irritabile.
Infatti, il lattosio è un FODMAP di per se, e quindi, se non digerito dalla lattasi, viene trasportato nel colon dove il microbiota lo fermenterà producendo dei gas e andando a “gonfiare” quei soggetti che sono particolarmente sensibili (ipersensibilità viscerale).
Il lattosio è un FODMAP e come tale si comporta:
I metodi di diagnosi dell’intolleranza al lattosio sono principalmente il breath test o il test genetico.
La presenza di cattiva digestione del lattosio è necessaria ma non sufficiente per diagnosticare l’intolleranza al lattosio.
Quindi cosa si può fare se non si digerisce il lattosio?
- Prima di tutto capire se effettivamente il lattosio è un problema oppure no, riducendolo dalla dieta
- Tenere un diario alimentare può essere utile nell’individuare i cibi che causano determinati sintomi
- Provare con degli enzimi digestivi, sempre consultando prima il proprio medico
- Provare con specifici probiotici, ma non andare mai a caso: fatti seguire da persone che hanno conoscenza in materia, fare da soli può essere addirittura controproducente!
Comincia a prenderti cura di te. Se non sai da dove partire e vuoi farti aiutare da me: prenota un consulto.
Bibliografia:
- Gargano, D., Appanna, R., Santonicola, A., De Bartolomeis, F., Stellato, C., Cianferoni, A., Casolaro, V., & Iovino, P. (2021). Food Allergy and Intolerance: A Narrative Review on Nutritional Concerns. Nutrients, 13(5), 1638. https://doi.org/10.3390/nu13051638
- Misselwitz B, Butter M, Verbeke K, et al Update on lactose malabsorption and intolerance: pathogenesis, diagnosis and clinical management. Gut 2019;68:2080-2091.





