Cos’è e come viene diagnosticata
La Sindrome dell’Intestino Irritabile (SII o IBS – Irritable Bowel Syndrome) è un disordine intestinale FUNZIONALE cronico. Ne parlo nel seguente articolo e in questo video!

E’ caratterizzato da:
- un’alterata FORMA delle FECI
- Alterata FREQUENZA della DEFECAZIONE
- Associata a DISCOMFORT O DOLORE ADDOMINALE
La diagnosi di IBS è difficile perchè i sintomi possono cambiare nel tempo o possono mimare altri disordini, organici o funzionali (come celiachia, diverticolosi, malattie infiammatorie croniche intestinali, disfagia funzionale, aerofagia, ruminazione, costipazione funzionale, reazioni avverse agli alimenti ecc.).
Il problema è alquanto importante perché rappresenta l’11% della popolazione globale, il 12% in Italia e si stima che tanti altri non siano stati diagnosticati (sì, ho fatto anche un video sulla prevalenza della SII, sono crasi).
Ma l’aspetto più triste di questa patologia subdola è che effettivamente impatta negativamente sulla qualità della vita.
I pazienti provano depressione, imbarazzo: capita di dover sapere dov’è il bagno più vicino quando ci si trova fuori casa. Soprattutto perchè i sintomi sono imprevedibili e questo può essere stressante, non sai mai quando può sopraggiungere il dolore, associato spesso al gonfiore, e quanto questo possa essere intenso.
Il mal di pancia può essere effettivamente invalidante. Può capitare di non sentirsi capiti, soprattutto tra le persone care e a te più vicine. Ci si sente abbandonate, non ascoltate, anche a livello di cure mediche, perchè purtroppo questa sindrome è talmente tanto eterogenea da essere anche difficile da inquadrare.
In media ci vogliono 4 anni per ricevere una diagnosi, dopo aver girato in lungo in largo ed aver speso molti soldi in analisi e test.
Alcuni studi affermano che un europeo con IBS spende in media 3000€ l’anno.
Per cui, questa sindrome influisce negativamente anche sull’aspetto economico della vita di una persona.
E chi riceve una diagnosi non è detto che riceva un trattamento farmacologico adeguato, oltretutto ci si sente stigmatizzati.
Tra l’altro, anche se le terapie sono efficaci, non sono curative.
La vita sociale e la performance lavorativa, dunque, risentono anch’essi dell’intestino “arrabbiato”.
Ho la SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE (SII o IBS – Irritable Bowel Syndrome)?

I SINTOMI TIPICI dell’IBS sono:
- Dolore
- Gonfiore
- Distensione
- Diarrea
- Stipsi
- Entrambi
La SII E’ stata studiata a fondo perchè, essendo una sindrome, è multifattoriale.
Per studiarla, i vari gastroenterologi e ricercatori mondiali hanno cercato di raggruppare i sintomi in alcuni “Criteri”: da quelli di Manning del 1978, di Kruis nell’84 e infine quelli di Roma I,II e III a partire dal 1988 fino ai giorni d’oggi in cui vengono considerati soltanto i più aggiornati: i Criteri di Roma IV del 2016 (eeeeeh già, ho fatto anche un video sulla diagnosi di SII).
Questi Criteri si basano su uno schema di classificazione relativo ai SINTOMI:
I PAZIENTI POSSONO RIPORTARE SINTOMI NONOSTANTE NON CI SIANO VARIAZIONI ANOMALE DELLE ANALISI CHIMICHE, RADIOLOGICHE O FISIOLOGICHE.
Già dai Criteri di Roma III, l’IBS era suddivisa in sottotipi basati sulla CONSISTENZA FECALE rispetto che nella FREQUENZA di evaquazione delle feci. Si distinguevano:
- IBS-C (associato a costipazione, cioè ad alvo stitico)
- IBS-D (associato a diarrea)
- IBS-M (associato ad un alvo misto)
- IBS-U (unsubtyped – non classificato)
IL GONFIORE come sintomo primario veniva eliminato dalla definizione in quanto questo sintomo è talmente diffuso da non essere nè sensibile nè specifico per l’IBS.
Negli ultimi Criteri di Roma IV, si sono definiti gli ultimi criteri diagnostici:
“Ricorrente DOLORE ADDOMINALE in media almeno 1 GIORNO A SETTIMANA NEGLI ULTIMI TRE MESI, associato a due o più dei seguenti criteri:
- Migliora con la defecazione
- È associato ad un cambiamento nella FREQUENZA della defecazione
- È associato ad un cambiamento nella FORMA (all’aspetto) DELLE FECI”
Per questo motivo è sempre bene controllare le proprie feci.
Ricordo che per avere la diagnosi ci si deve rivolgere al gastroenterologo o al proprio medico di base.
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