TRE COSE DA FARE PRIMA DI COMINCIARE
Ci sono tre cose fondamentali da fare prima di cominciare questa dieta:
- ASSICURATI DI AVERE UN INTESTINO IRRITABILE
I sintomi digestivi possono presentarsi in varie occasioni, alcune “tranquille” altre più serie.
Sfortunatamente, non c’è un test diagnostico chiaro per confermare la diagnosi di SII. Per questo motivo, ti raccomando di parlarne prima con il tuo dottore e con un gastroenterologo, per escludere tutte le altre condizioni patologiche, come la celiachia, la malattia infiammatoria cronica intestinale e cancro al colon.
Una volta che il dottore avrà diagnosticato la SII tramite i Criteri di Roma IV: ricorrente dolore addominale (almeno una volta a settimana negli ultimi tre mesi), sintomi defecatori (relativi alla defecazione, associati a cambiamenti nella frequenza o nella forma delle feci) e sintomi persistenti (inizio dei sintomi almeno 6 mesi prima della diagnosi).
- PROVA STRATEGIE DIETETICHE DI PRIMA LINEA
Segui le linee guida per la nutrizione della popolazione generale sana, prima di tutto. E con ciò intendo dire anche uno stile di vita sano: chiediti se bevi abbastanza acqua, se cammini e svolgi attività fisica regolarmente, se dormi bene, se la tua alimentazione è abbastanza variata ed equilibrata, se mangi tutto o se hai già individuato alimenti che possono scatenarti i sintomi. Se ciò non basta, prova prima con queste linee guida!
Se non dovessi riscontrare beneficio, potresti approcciarti alla dieta low FODMAP, tenendo presente che è una strategia di seconda linea e che richiede impegno, impiego di tempo e risorse. Affidati a un professionista.
- PIANIFICA
Questo tipo di dieta può essere difficile da seguire se non sei preparato.
Qui ci sono alcuni suggerimenti:
- Pianifica il menu in anticipo
- Assicurati di avere accesso a una lista di cibi low FODMAP
- Elimina tutti gli alimenti ad alto contenuto di zuccheri fermentabili
- Fai una lista della spesa di alimenti low-fodmap, prima di andare a fare la spesa, così saprai esattamente quali alimenti comprare e quali evitare, e soprattutto dove trovarli
COME FARE UNA DIETA LOW FODMAP
Ci sono varie fasi da seguire, per cui è sempre bene farsi seguire da un nutrizionista o da un medico gastroenterologo. Questo può anche aiutare ad evitare tutte quelle restrizioni dietetiche non necessarie.
Ad esempio, potrei avere la celiachia, un’intolleranza, una reazione avversa al nichel o all’istamina. È importante chiarire prima cosa si ha e poi agire di conseguenza.
La dieta low FODMAP non va protratta per lungo tempo, specialmente la fase di eliminazione, in cui molte fibre vengono a mancare. Dopodichè si procederà alla reintroduzione graduale di tutti gli alimenti, andando ad individura i trigger nello specifico, cioè quelli che causano i sintomi, e anche in quali quantità.
LE FASI DI UNA DIETA LOW FODMAP
Una dieta low FODMAP è più complessa di ciò che tu possa pensare, e coinvolge tre fasi.
FASE 1: RESTRIZIONE
Questa fase involve una stretta eliminazione di tutti i cibi ad alto contenuto di FODMAP.
Se non sai quali sono leggi questo articolo.
Le persone che seguono questa dieta pensano spesso che dovranno evitare tutti i FODMAP per lunghi periodo, ma questa fase dovrebbe invece durare solamente 3-8 settimane al massimo. Questo perchè i FODMAP sono fibre, importantissime per la salute intestinale.
Alcune persone notano un miglioramento dei sintomi già alla prima settimana, mentre altri ci impiegano tutte e 8 le settimane. Una volta che si ha una adeguata risoluzione dei sintomi, si può proseguire con la fase 2.
Se, invece, nelle 8 settimane i tuoi sintomi gastrointestinali non si sono risolti, persistono, cosa si fa? Leggi dopo.
FASE 2: REINTRODUZIONE
Questa fase involve una reintroduzione sistematica dei cibi ad alto contenuto di FODMAP.
Il duplice scopo di questa fase è:
- individuare quale TIPI di FODMAP tu tolleri. Alcune persone sono sensibili a tutti loro.
- Stabilire la QUANTITà di FODMAP che puoi tollerare, definito come “soglia di tolleranza”
In questa fase, fai dei test su alimenti specifichi, UNO ALLA VOLTA, per tre giorni consecutivi.
È consigliato farsi aiutare da un nutrizionista specializzato che può guidarti a scegliere i cibi più appropriati.
Vale la pena notare che si continua a seguire una dieta low FODMAP di base, e tra un test e l’altro, nei giorni di “pulizia” (wash out).
FASE 3: PERSONALIZZAZIONE
Questa fase è anche conosciuta come “la dieta low FODMAP modificata”.
In altre parole, si restringono ancora alcuni FODMAP, ma si reintroducono tutti quelli tollerati dalla persona, in base alle soglie di tolleranza.
È importante proseguire fino a questo stage finale per aumentare la varietà e la flessibilità della dieta stessa, cosicchè da avere una maggiore aderenza alla dieta, una migliorata qualità della vita, oltre al miglioramento dei sintomi gastrointestinali.
E SE LA DIETA LOW FODMAP NON FUNZIONA?
Ormai lo avrai capito.
La Sindrome dell’Intestino Irritabile è:
- una sindrome prima di tutto, ciò vuol dire che comprende più fattori; vuoi che sia quello psicologico, vuoi che sia dovuto in parte allo stress, alla mancanza o all’eccesso di attività fisica, ad un’anomalia del microbiota intestinale o ad una ipersensibilità viscerale… vuoi che sia dovuta ad una condizione psicologica, come ansia e/o depressione non diagnosticate e non trattate…. O vuoi che sia una combinazione di queste condizioni.
- È una complessa e difficile da individuare (..e potrebbe anche essere individuata male, se proprio la vogliamo dire tutta. Hai presente quando ti fanno passare per “matta” perchè ai più svariati esami “non hai niente” e “i tuoi sintomi sono solo nella tua testa”? Ecco.)
- Non c’è un trattamento specifico, ce ne sono diversi, così come tutti noi siamo diversi l’uno dall’altro: il trattamento richiede considerazione metodica e personalizzazione.

Per questo, è bene fare prima i test per escludere eventuali patologie. Non ti stufare di indagare! Nonostante possa essere sia dispendioso in termini di tempo e denaro, considera che più impari ad ascoltare il tuo corpo e i segnali che ti dà, e più ti avvicini alla TUA soluzione (che sarà buona solo per te, nella tua unicità).
Rivolgiti sempre prima al tuo medico e gastroenterologo!
Il ruolo di un biologo nutrizionista (o dietista o dietologo… no abusivi come consulenti nutrizionali, personal trainer che spacciano diete, farmacisti e persone non abilitate alla professione!) nella gestione della Sindrome dell’Intestino Irritabile è necessario per:
- educare adeguatamente il paziente con Sindrome dell’Intestino Irritabile
- aiutarlo nella gestione della propria dieta
Si è visto che una dieta a basso contenuto di FODMAP (zuccheri fermentabili) può ridurre efficacemente i sintomi nel 75% dei pazienti.
L’interesse per la dieta per la prevenzione delle malattie sta crescendo nella comunità. Ma per tutti i motivi che abbiamo visto prima, è importante che non siano auto-prescritte, per evitare un abuso e l’incomprensione del ruolo stesso delle diete.
APPROFONDIMENTO PER I SECCHIONI
Se non rispondi alle linee guida classiche, considera le seguenti possibili anomalie:
- Ipersensibilità viscerale e/o maggiore comunicazione dell’asse intestino-cervello: una dieta a basso contenuto di FODMAP è principalmente mirata a questo gruppo di pazienti, perchè riducendo la fermentazione di questi carboidrati, si avrà anche una minor distensione intestinale (intraluminale) e una riduzione del dolore addominale. Tuttavia, i pazienti che associano i sintomi a stress, ansia o situazioni nervose possono avere una migliore comunicazione dell’asse intestino-cervello tramite la terapia cognitivo comportamentale e l’ipnoterapia intestinale. Alcuni studi confermano la loro validità nella gestione della SII con risultati simili a quelli osservati con una dieta a basso contenuto di FODMAP.
- Alterata motilità: I pazienti possono avere un transito del colon veloce (diarrea), lento (stipsi) o non coordinato (alvo misto) come causa della loro SII. Una dieta a basso contenuto di FODMAP non rallenta il transito, ma riduce l’attività osmotica (cioè la quantità di acqua che viene trasportata dagli zuccheri fermentabili quando transitano verso il colon – intestino crasso); quindi, una restrizione FODMAP può essere efficace nei pazienti con transito veloce per ridurre la loro diarrea. In presenza di stitichezza, non è detto che la dieta low-FODMAP aiuti, nonostante i sintomi migliorino, perchè non c’è un miglioramento del transito (ma alla stessa maniera i lassativi osmotici o troppa fibra insolubile possono peggiorare il quadro sintomatologico dei pazienti con stipsi). Infine, ci sarebbe da considerare la disfunzione del pavimento pelvico e adeguate posizioni e pratiche di toilette, che sono di particolare importanza nei pazienti con sintomi di disfunzione evacuativa.
- Microbioma alterato: probiotici e prebiotici supplementari hanno una debole evidenza di efficacia, con alcune notevoli eccezioni (se ne avrò il coraggio farò degli articoli anche sull’integrazione di pre- e probiotici). Ormai si sa che il microbiota intestinale alterato è coinvolto nella patogenesi dei sintomi in tutti i pazienti con SII; tuttavia, la normale composizione del microbioma intestinale deve ancora essere determinata, limitando potenziali interventi terapeutici. Le popolazioni specifiche con evidenti cambiamenti nel microbiota includono pazienti con IBS post-infettiva e pazienti con proliferazione batterica intestinale tenue (SIBO). Un’ipotesi non testata è che l’applicazione a lungo termine di una dieta a basso contenuto di FODMAP, che è nota per alterare negativamente specie batteriche benefiche totali e specifiche, può a sua volta portare o peggiorare la gravità della SII.

IN CONCLUSIONE, PICCOLA POSTILLA SULL’ORTORESSIA
Alcuni pazienti hanno aspettative irrealistiche su ciò che la dieta può offrire e persino una percezione alterata di ciò che è considerato un sintomo, considerando il cibo come “causa” e non come “trattamento”.
Un’esagerazione di ciò è l’ortoressia, una condizione in cui il paziente evita cibi specifici nella convinzione che siano dannosi.
I pazienti con ortoressia attribuiscono sempre i sintomi al cibo, nonostante la SII sia influenzata da molteplici fattori. Spesso, si trovano ad analizzare il cibo in maniera ossessiva, così come i sintomi, e talvolta si presentano con diete auto-prescritte e diari sintomatici.
I pazienti con ortoressia hanno maggiori probabilità di non interrompere mai le loro privazioni dietetiche fai-da-te, oltretutto limitando le situazioni sociali basate sul cibo.
Una spiegazione approfondita della fisiopatologia della SII e del ruolo della dieta, separerà i pazienti male informati dai pazienti con ortoressia.
I pazienti con ortoressia traggono generalmente beneficio dall’applicazione di un trattamento non incentrato sul cibo per distogliere l’attenzione dall’alimentazione. L’intervento psicologico è migliore in questi casi.
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